Pareggio di Bilancio. Necessità per le fasce più deboli.

Nel dibattito politico si parla sempre di sviluppo, crescita, debito.

Ho imparato di fronte alle spese pubbliche, a fare un piccolo esercizio che aumenta la responsabilità. Per le spese nazionali, usualmente le divido per 60 Milioni e le moltiplico per 4 (i componenti della mia famiglia).

Quando passano notizie che parlano di sprechi o di scelte di investimenti, tendo sempre a fare quel calcolo. Sapere che sono stati coperti i debiti del comune di Catania per qualche centinaia di Milioni di Euro o che il Civis di Bologna ha comportato sprechi per altrettanto, risulta un concetto un po’ astratto. Ma quando penso che tutto questo mi è costato 20 o 50 Euro, mi riporta ad una dimensione precisa. E le spese diventano più concrete e la responsabilità cresce.

Non esiste spesa statale che non passi dal nostro portafoglio. Che non incida sulla nostra vita. Che non comporti una rinuncia. Per i più deboli, che non generi impossibilità di fare una spesa perchè il denaro è necessario alle tasse.

Iniziamo a dare alcuni dati desunti dalle spese di Competenza 2012 (previsionale), secondo dati forniti dalla Ragioneria di Stato e che sono stati allegati in un post nel nostro sito.

Bilancio
2012 – Competenza
Codice Categoria Economica   della Spesa Descrizione Categoria Economica della Spesa Totale
1 REDDITI DA LAVORO DIPENDENTE  €   86.931.489.284,00
2 CONSUMI INTERMEDI  €     7.812.292.675,00
3 IMPOSTE PAGATE SULLA PRODUZIONE  €     4.625.563.786,00
4 TRASFERIMENTI CORRENTI AD AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE  €  229.888.495.370,00
5 TRASFERIMENTI CORRENTI A FAMIGLIE E ISTITUZIONI SOCIALI   PRIVATE  €     3.768.664.803,00
6 TRASFERIMENTI CORRENTI A IMPRESE  €     3.972.874.861,00
7 TRASFERIMENTI CORRENTI A ESTERO  €     1.438.667.024,00
8 RISORSE PROPRIE UNIONE EUROPEA  €   18.200.000.000,00
9 INTERESSI PASSIVI E REDDITI DA CAPITALE  €   88.827.484.892,00
10 POSTE CORRETTIVE E COMPENSATIVE  €   49.332.913.280,00
11 AMMORTAMENTI  €     1.074.305.000,00
12 ALTRE USCITE CORRENTI  €     7.598.710.175,00
21 INVESTIMENTI FISSI LORDI E ACQUISTI DI TERRENI  €     3.699.622.422,00
22 CONTRIBUTI AGLI INVESTIMENTI  €   13.971.592.487,00
23 CONTRIBUTI AGLI INVESTIMENTI AD IMPRESE  €     8.265.691.401,00
24 CONTRIBUTI AGLI INVESTIMENTI A FAMIGLIE E ISTITUZIONI SOCIALI   PRIVATE  €          80.073.420,00
25 CONTRIBUTI AGLI INVESTIMENTI A ESTERO  €        660.746.821,00
26 ALTRI TRASFERIMENTI IN CONTO CAPITALE  €     9.510.609.541,00
31 ACQUISIZIONI DI ATTIVITA’ FINANZIARIE  €        199.330.952,00
61 RIMBORSO PASSIVITA’ FINANZIARIE  €  239.184.135.079,00
(vuoto) (vuoto)  €                           –
Totale complessivo  €  779.043.263.273,00

La spesa per interessi incide per circa 88 Miliardi di Euro e corrisponde ad una percentuale molto elevata delle spese.

Consideriamo per esempio una famiglia di 4 persone (superiore alla famiglia media italiana ma non di tanto). Se prendiamo la spesa per interessi (88 Miliardi) e la dividiamo per 60 Milioni di Abitanti, otteniamo che in assenza di interessi, la famiglia si troverebbe un reddito aggiuntivo di circa 5.800 Euro.  Poco meno di 500 Euro al mese per famiglia è una cifra che cambierebbe la nostra economia. Aumento di consumi, maggiori soldi da destinare alla cultura, alla istruzione, alla ricerca e sviluppo, ecc. ecc.

Abbattere le spese per interessi è praticamente impossibile.

Ma è necessario arrivare molto rapidamente al pareggio di bilancio.  Raggiungere il pareggio di bilancio non è di destra nè di sinistra. E’ una esigenza soprattutto per le fascie più povere della popolazione.
Le fascie più alte, senza girarci molto intorno, possono scegliere dove, come e quando pagare le tasse. Tutto regolare. Ma la globalizzazione indica che la finanza può spostare ingenti valute da un paese all’ altro in meno di qualche secondo.

E’ possibile riflettere su come ridurre il debito e come raggiungere il pareggio di bilancio. Ma non è possibile derogare al raggiungimento del pareggio di bilancio (ed anche oltre). Ma non in maniera “strutturale” (e cioè senza considerare le spese una tantum), quanto in maniera strutturata e definitiva.

Il deficit di bilancio viene pagato con conseguenze drammatiche proprio dalle categorie più deboli. Dai dipendenti. Dai precari. Dalle aziende che non hanno la struttura per delocalizzare. Dalle aziende che vivono la crisi.

In questo contesto è una necessità ridurre le spese. Come un buon padre di famiglia.

Non è demagogia. E’ una necessità.

In questo contesto sanno di morte per mancanza di risorse, i troppi sprechi. Agli sprechi si aggiungono gli interessi sugli sprechi in un loop perverso.

Non è demagogia chiedere la riduzione degli stipendi dei parlamentari.

Non è demagogia chiedere la riduzione degli stipendi dei parlamentari regionali.

Non è demagogia chiedere la riduzione dei rimborsi ai partiti.

Non è demagogia chiedere la riduzione del numero dei parlamentari.

Non è demagogia, chiedere la riduzione delle pensioni (anche su privilegi acquisiti) di chi ha troppo ed ha versato poco. Esistono casi di politici che prendono pensioni (con vari cumuli) di 20.000 o 30.000 euro netti  al mese.

Non è demagogia chiedere di focalizzarsi sulle spese essenziali.

Non è demagogia chiedere una normativa nuova per i rimborsi degli eletti, anche per evitare i continui scandali.

Non è demagogia chiedere la riduzione o annullamento dei contributi ai giornali di partito.

Non è demagogia dire che il contributo per l’ acquisto dei decoder è pura demagogia.

E’ importante che tutti possano comprendere che si può discutere dove mettere le risorse e dove fare i tagli. Ma il pareggio di bilancio è interesse ed obiettivo di tutti e per tutti.

Ogni politica contraria a questo obiettivo è una politica che prima o poi presenterà il conto. Drammaticamente.

Si è detto che il governo Monti è stato messo in pista dai poteri forti delle banche internazionali per salvaguardare gli interessi di chi detiene il debito pubblico. E’ possibile. Non è escluso.

E’ storicamente accertato che il debito pubblico è stato accumulato nel corso degli ultimi decenni (almeno 30) per una sconsiderata politica di sprechi, di privilegi e di clientelismo.

Le cause del debito sono quindi di natura puramente endogena (forse calata in un contesto di guerra fredda nel quale il tutto veniva accettato ed incentivato per logiche di interessi strategici).

E’ possibile rendere più efficiente la spesa. E’ possibile calare alcune voci. E’ necessario raggiungere il pareggio di bilancio e discutere rapidamente come fare.

L’ anno 2013 è un anno di elezioni. Questo non aiuta il controllo della spesa pubblica. Il 2013 doveva essere l’ anno di raggiungimento del pareggio di bilancio. Ma le manovre, anche recessive, stanno peggiorando il contesto economico, rischiando di innestare un loop perverso che potrebbe diventare non controllabile e che sarebbe pagato soprattuto ed esclusivamente dalle fasce medio basse della popolazione e delle imprese.

Ridurre la spesa deve essere l’ obiettivo numero uno di tutte le persone interessate all’ Italia.

Non si tratta di poteri forti. Di banchieri. Di interessi loschi.

Si tratta di capire che se ci siamo chiusi gli occhi per anni, permettendo spese folli e privilegi ed opere pubbliche inutili e pensioni baby e assunzioni facili e clientelari e tutto questo, adesso dobbiamo risponderne con serietà.

Con equità. Con serietà. Con responsabilità.

Ma molto rapidamente.

Il resto è solo populismo e rischia di condurci su una china pericolosissima.

 

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