Riforma della cassa integrazione. Spunti sulla efficienza.

 

La cassa integrazione permette al lavoratore e all’ azienda di affrontare situazioni di crisi.

Pensata per situazioni locali e particolari si sta trasformando in un sistema per evitare il tracollo del lavoro e dell’ economia.

Gli obiettivi della cassa integrazioni li possiamo riassumere in :

1) dare continuità di reddito al lavoratore in un periodo di crisi aziendale.

2) permettere all’ azienda di reagire alla crisi, scaricando costi sullo Stato e sulla collettività.

I due punti sopra devono essere preservati. Il punto 2 con qualche riflessione, sopratutto incentrata ad indicare che la crisi deve essere reale e qualche dazio deve essere pagato. Non entriamo in questo articolo su aspetti collegati a tematiche di flexsecurity, licenziamento, ecc. ecc.

Vogliamo entrare in un contesto che deve essere rapidamente indirizzato.

Efficienza.

I nostri dati dicono che la cassa integrazione assorbe circa 10 Mld di Euro.

Questi 10 Mld sono impiegati per costringere il lavoratore a non fare nulla.

Sotto il profilo dell’ efficienza questo meccanismo è assolutamente perverso.

1) incentiva il nero in quanto il lavoratore in cassa integrazione non può avere altri lavori e quindi sarà portato a fare piccoli lavori in nero, aumentando l’ economia sommersa.

2) pagare una persona per non ricevere nessun servizio in cambio è un lusso che la società italiana non si può permettere.

3) il lavoratore cassa integrato ha effetti psicologici non solo nella pura riduzione economica (che comunque crea drammi ed angosce) ma anche sotto il profilo della stima personale e della necessaria esigenza di ognuno di essere utile.

4) dall’ altra parte è importante che il lavoratore abbia la percezione di disagio della situazione. E’ stimolo al cambiamento.

Questi punti di partenza richiedono comunque una attenta riflessione.

Possono essere elaborate molte proposte.

Una possibilità potrebbe essere quella di permetter al cassa integrato di collaborare a tempo determinato con altre aziende. L’ azienda ricevente dovrebbe contribuire parzialmente allo Stato e parzialmente al lavoratore.  L’ azienda ricevente però avrebbe interesse all’ impiego di personale a basso costo.

Questa forma permetterebbe di investire in ricollocazione, aiutando le aziende più sane aiutando ristrutturazioni di settori magari obsoleti.

Esistono aspetti che devono essere normati e risulta necessario approfondire conseguenze e problematiche.

1) l’ azienda ricevente dovrebbe avere un beneficio provvisorio in modo che la situazione non si traduca in alternativa ad altre assunzioni. La durata potrebbe per esempio essere di un anno e progressivamente il bonus dovrebbe essere azzerato. Nel caso l’ azienda ricevente decida di non prorogare il rapporto con il lavoratore, non potrebbe ricevere altri lavoratori per un periodo congruo.

2) l’ azienda in cassa integrazione sarabbe interessata a ridurre la cassa integrazione allo stretto necessario per non rischiare ricollocazione di personale. Nel caso di crisi pesanti ed irreversibili, il meccanismo aiuterebbe tutte le parti. Aumentare i vincoli di quali aziende possono entrare in cassa integrazione.

3)  Il lavoratore sarebbe psicologicamente incentivato (con un surplus economico) a continuare standard alti di lavoro.

4) L’ azienda ricevente dovrebbe essere in utile e in obbligo con tutti gli obblighi di legge. Premiare il merito è l’ unico modo di avere aziende sane, che possono competere. Il discorso agevolerebbe anche le start up e le aziende più innovative.

E’ necessario naturalmente approfondire tutti i pro e contro. Sopratutto il fatto che il sistema non deve danneggiare nuove assunzioni.

Il meccanismo deve quindi essere tarato nel dettaglio ed anche nelle linee generali.

Sicuramente un sistema che spende 10 Mld per non avere nulla in cambio è un sistema che sta sprecando 10 Mld. Ce li possiamo permettere ?

 

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